Zerbo - U.S. Gremiasco 4-1
Premessa
Un paio di scarpe a 6 decenti: 150 euro con Mastercard.
Un paio di guanti Puma TwinGrip con stecche: 90 euro con Mastercard.
Una maglia da portiere Reush Defender: 45 euro con Mastercard.
Giocare con i Senatori del Gremiasco: non ha prezzo.
Chi scrive ha iniziato ad amare il calcio guardando Paolo Rossi infornare tre pagnotte al Brasile, e Sandro Pertini rischiare la vita per esultare, quando Tardelli ha infilato un tizio di nome Schumacher che di Formula 1 non capiva un cazzo.
Chi scrive vorrebbe tanto avere dei nipoti, per poter raccontare loro, anzichè la favola della buonanotte, che una sera cupa e piovosa ha avuto il privilegio di scendere in campo e lottare, tra fango e sudore, con calciatori del calibro di Toso, Gatti e Nizzolo, al servizio di tale Fabio Real One Reale.
La partita
L'adunanza. Così la chiamavano gli immortali.
Highlander, arabi o peruviani che fossero, tutti sapevano che in un preciso momento della loro esistenza avrebbero dovuto trovarsi in quel luogo.
Quel luogo, l'umida notte del 26 novembre, è stato Zerbo. Profondo Oltrepò. Fosca Pianura Padana.
Una carovana, simile ad un grosso serpente o a una collana di perle, si muoveva sinuosa per le oscure e tortuose strade della campagna pavese. Una interminabile transumanza in cerca di quella terra promessa che, alcuni, già sibilavano potesse non esistere. O non essere mai raggiunta.
Invece, ormai allo stremo delle forze, le palpebre a mezz'asta e lo sconforto nel cuore, ecco apparire loro, all'orizzonte, le quattro luci-guida. Quattro riflettori che, in lontananza, parevano le stelle che da sempre guidano i naviganti.
Il campo di battaglia era finalmente raggiunto. E i dieci samurai, armati di parastinchi e tacchetti affilati, incuranti del faticoso e periglioso viaggio, come i prodi 300 alle Termopili, si accingevano all'estremo sacrificio sfidando, in terra straniera, un esercito ben più nutrito e corazzato.
L'orgoglio non è matematica. La libertà non conosce cifre. Non conta il numero delle perdite subìte o dei nemici caduti. Non è nemmeno una questione di bottino. Ciò che conta è la lotta. Ciò che conta è combattere. Ciò che conta è difendere i propri colori fino alla morte.
Come ha tuonato la voce di William Jauna Wallace negli spogliatoi: i nemici possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!